domenica 14 febbraio 2021

TU DA CHE PARTE STAI?

Tra gli argomenti proposti agli studenti uno piuttosto delicato e dibattuto è quello relativo al perdono. Tra le fonti utilizzate vi è la parabola del Padre Misericordioso, in passato nota come parabola del Figliuol Prodigo (Lc. 15,11-32). Il racconto viene presentato, i personaggi e i comportamenti discussi, poi il confronto e le riflessioni. Ai ragazzi viene chiesto di prendere le parti di uno dei protagonisti e poi di spiegarne le ragioni.

Oggi vogliamo fare un sondaggio online su questo episodio narrato nel Vangelo di Luca. Chi non ricordasse bene il contenuto può rinfrescarsi la memoria guardando questo breve video animato, riletto in chiave moderna.


PARTECIPA AL SONDAGGIO!

Attenzione: la partecipazione è anonima e non verranno raccolti né indirizzi mail né altri dati personali.



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domenica 31 gennaio 2021

NON BISOGNA DIMENTICARE

Come ogni anno, in occasione del Giorno della Memoria, con gli alunni vengono fatti degli approfondimenti. Uno degli aspetti presi in considerazione è l’uso delle parole. Una molto utilizzata, soprattutto nei paesi anglofoni, ma anche in Italia, è OLOCAUSTO. Questo termine è presente nell’Antico Testamento e indica un sacrificio: in seguito ad un peccato, il popolo di Israele uccideva un animale e lo offriva al Signore come espiazione delle proprie colpe. Dunque “Olocausto” non è appropriato per indicare lo sterminio degli Ebrei durante l’epoca nazista: la morte di milioni di persone non è un’offerta a Dio, né riparazione di colpe commesse. Ecco perché si preferisce utilizzare SHOAH, che vuol dire “distruzione”.

Far riflettere i ragazzi è importante affinché il modo di parlare non avvenga in modo superficiale e, soprattutto, siano consapevoli che non bisogna dimenticare. La memoria permette di costruire il futuro, imparando a non ripetere gli errori del passato. Uno degli esempi più vivi nell’esperienza personale è costituito da Oradour-sur-Glane, un villaggio situato nel Limousin, in Francia. Il 10 giugno 1944 i soldati nazisti entrarono in paese e lo distrussero completamente: fucilarono tutti gli uomini, radunarono donne e bambini in Chiesa e diedero alle fiamme tutto quanto. Persero la vita 642 persone. Oggi Oradour è un museo a cielo aperto: i visitatori percorrono le strade in un silenzio opprimente, tra case distrutte, resti di botteghe, oggetti domestici. L’ingresso in Chiesa, pensando all’eccidio, è una delle esperienze più forti di questa visita. Nel Memoriale vero e proprio sono raccolti gli oggetti più piccoli, come gli occhiali e gli orologi (fermi alle 16,35). E’ significativo che, alla fine della guerra, il villaggio sia stato lasciato sostanzialmente in quelle condizioni (il paese nuovo è stato ricostruito a qualche chilometro di distanza) affinché tutti possano ricordare e serva come monito.

Dobbiamo imparare a non essere indifferenti perché, come ha detto Liliana Segre, l’indifferenza è già violenza.

Muovi il mouse sulle immagini per fare il tour virtuale:




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mercoledì 30 dicembre 2020

L’ASINELLO HAMOR

Nelle lezioni di storia del biennio, si descrivono le riforme romane intorno agli anni appena precedenti e successivi alla nascita di Gesù Cristo. Le riforme, che studiano gli studenti, prevedevano le imposte che erano i tributi da pagare al re o all’Impero per assicurare il funzionamento del paese, per finanziare l’esercito e le comunità locali nonché i membri del governo. Nell’anno della nascita di Gesù era stato indetto un censimento, che obbligava le persone a tornare nella loro città d’origine per essere registrate ai fini fiscali. 

In un piccolo villaggio chiamato Betlemme viveva un asinello. Era vecchio e stanco e si chiamava Hamor. Quella sera, dopo un’altra dura giornata di lavoro, si sistemò nella stalla e si addormentò. All’improvviso, Hamor venne svegliato da alcuni rumori. L’albergatore stava rientrando con una coppia di sposi a cui spiegava che, dal momento che il re aveva ordinato a ogni cittadino di tornare nella propria città natale per il censimento, Betlemme era molto affollata e tutte le camere erano occupate. In ogni caso, essi avrebbero potuto trascorrere la notte nella stalla, preparandosi un giaciglio con la paglia. La giovane donna, Maria, aspettava un bambino ed era molto stanca per il viaggio faticoso e Giuseppe, suo marito, l’aiutò a sistemarsi. L’asinello si riaddormentò ma fu presto svegliato dai vagiti di un bambino appena nato: era un maschietto. Maria, dopo averlo fasciato, lo depose nella mangiatoia che lei e suo marito avevano improvvisato come culla. Fuori, nella notte, i pastori governavano le greggi sulla collina. Ma un angelo apparve loro nel cielo, annunciando una buona notizia: in quella notte, in una stalla di Betlemme, era nato un bambino che avrebbe salvato il loro popolo. I pastori si incamminarono alla ricerca del luogo dove era avvenuta la nascita. Hamor li sentì avvicinarsi da lontano. Tutti volevano vedere il neonato e si accalcavano nella stalla: quando giunsero al suo cospetto i pastori si inginocchiarono e si misero a pregare ringraziando Dio. Dopo qualche tempo, quando Maria si sentì meglio, la famiglia andò a sistemarsi in una casa e l’albergatore offrì loro in prestito Hamor per portare sul dorso Maria e il bambino. L’animale doveva sentirsi molto fiero di poter essere d’aiuto”.

(In Gesù e le belle storie della Bibbia, ed. De Agostini, revisione Don Walter Ruspi)



La favola narra la vicenda accaduta ad un asinello vecchio e stanco di nome Hamor che visse una specie di seconda giovinezza, aiutando una famiglia povera, quella formata da Maria, Giuseppe e dal piccolo Gesù. Si tratta di un altro modo per descrivere la Nascita nella stalla di Betlemme, non attraverso occhi umani, ma attraverso quelli di un umile animale domestico, ormai vecchio ma lieto, proprio come le persone anziane, di potersi ancora rendere utile.

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martedì 8 dicembre 2020

LE AULE SONO VUOTE, LE TESTE NO ovvero LA DIDATTICA DIGITALE INTEGRATA NON E’ TEMPO PERSO

Gli argomenti affrontati con i ragazzi durante le lezioni IRC a distanza sono tanti, anche se rimodulati.

Gli studenti delle classi 1A, B e F hanno ripensato i 10 Comandamenti, elaborando alcuni insegnamenti considerati fondamentali in relazione all’epoca attuale e all’età. Eccone dunque alcuni, riportati così come sono stati scritti:

ESSERE SE STESSI

NON SOTTOVALUTARTI

IL RISPETTO È UNA COSA RECIPROCA, SE LO VUOI IMPARA A RISPETTARE

NON PARLARE MALE DI UNA PERSONA ALLE SUE SPALLE MA DIGLIELO IN FACCIA

NON SEGUIRE GLI ALTRI

NON PRENDERE UNA BRUTTA STRADA

NON TRADIRE

NON SENTIRTI SUPERIORE AGLI ALTRI

LIBERTÀ DI PENSIERO

PORTA RISPETTO AGLI ADULTI

SII DISPONIBILE E RISPETTOSO PER GLI ALTRI

ASCOLTA I CONSIGLI ALTRUI 

NON DESIDERARE UN RAGAZZO ALTRUI

FARE DEL BENE ANCHE QUANDO GLI ALTRI TI DANNO DEL MALE

NON DARE PESO ALLE COSE CHE DICONO GLI ALTRI MA FAI DI TESTA TUA

NON FARE SEMPRE DI TESTA PROPRIA

CREDI IN TE TESTO CHE SENNÒ NESSUNO LO FA AL POSTO TUO

NO AL BULLISMO

NON APPROFITTARE DEI PIÙ DEBOLI

NON GIUDICARE/NON DISCRIMINARE

AIUTARE GLI ALTRI

Naturalmente, oltre a questi vengono riproposti anche quelli biblici e c’è spazio persino per una citazione di Bob Marley: “I veri amici sono come le stelle, puoi riconoscerli solo quando è buio intorno a te”.

Con le classi seconde degli indirizzi Chimico e Turistico è stato fatto un approfondimento a partire dalle novità liturgiche, in particolare la sostituzione della frase “Pace in terra agli uomini di buona volontà” con “Pace in terra agli uomini amati dal Signore”. Alcuni studenti hanno fatto notare che la nuova versione fa pensare ad una pace più inclusiva. Il confronto sul tema della pace ha aperto molte prospettive, da quella del perdono a quella dell’intervento di Dio nella storia umana e la Salvezza. Si sono distinti in particolare gli alunni di 2B, che hanno posto questioni non da poco, come per esempio il problema della sofferenza e la difficoltà di conciliare la bontà di Dio con l’esistenza dell’inferno.

La classe 4H ha affrontato con molta passione il tema dell’educazione religiosa: due gruppi contrapposti, uno a favore di una crescita secondo valori religiosi dati dalla famiglia, l’altro sostenitore della libertà di scelta, senza alcuna imposizione fin dall’infanzia. Commovente vederli dalle icone della videolezione, sembravano parlarsi come dalle finestre di una casa…

Ecco, questa è la dimostrazione che le lezioni a distanza e la Didattica Digitale Integrata non sono tempo perso (come pensa qualcuno), ma possono essere occasione per scoprire lati differenti e apprezzabili. Per ribadire il concetto che ha dato il titolo a questo post: le aule sono vuote, le teste no!


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mercoledì 2 dicembre 2020

GIONA E I PREGIUDIZI

Durante la DID, gli insegnanti sperimentano non solo una nuova didattica ma anche un nuovo modo di rendere attuale storie del passato.

E’ il racconto di Giona : un ignoto autore del V-IV secolo a.C. affronta un argomento scottante per la cultura ebraica. Con una sorta di parabola o finzione didattica propria del midrash, viene deplorata la resistenza di Israele a partecipare i doni di JHWH, di esclusivo privilegio.

Il testo racconta di Giona profeta, vissuto nel VII secolo a.C. come dice 2 Re 15,25, al quale Dio affida il compito di ammonire la popolazione di Ninive, il cui comportamento aveva suscitato la collera divina. Ma Giona, fu colto dalla paure, anziché ubbidire, fuggì per mare dalla parte opposta. Viene inghiottito da una balena e rimane nel suo ventre tre giorni, tempo in cui riflette sul suo comportamento. Giona rimane deluso perché i pagani si convertono alla sua predicazione Il profeta con condivide l’eccessiva bontà di Dio e che si lascia impietosire dopo aver minacciato il giudizio. 

Il libro si conclude con il brano dell’alberello di ricino, nato e morto in giornata, una lezione impartita a Giona, accecato dai suoi pregiudizi su Ninive e incapace di capire la compassione divina.

La storia di Giona è ricca di colpi di scena e di spunti interessanti. Giona, in ebraico Jonah, significa “colomba”. Uomo buono, ma ostinato e collerico. Fa controvoglia quello che Dio gli ordina e non capisce che, sperando di veder scomparire il popolo di Ninive, Giona si mostra ingiusto ed egoista.

La Bibbia non precisa quale tipo di pesce inghiotte Giona. Si può pensare a una balena, come nella storia di Pinocchio. In realtà il pesce è solo un simbolo, perché nessun uomo può rimanere vivo per tre giorni nel ventre di un pesce.

Giona rimane nel ventre del pesce per tre giorni e tre notti: era come rinchiuso in una tomba. Questa immagine ricorda quella di Gesù, che resuscita. Il profeta non è morto, non resuscita ma nasce ad una nuova vita. Rimanere nel ventre del pesce, e quindi a contatto con la profondità della sua anima, gli permise di riconoscere la grandezza e la potenza di Dio.

Cosa insegna oggi questo racconto?

Quali sono i parallelismi con Pinocchio?

Giona e Gesù?

Queste sono solo alcune domande dalle quali si può accendere la riflessione.



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domenica 8 novembre 2020

A SPASSO CON L’IRC

Noi insegnanti di Religione abbiamo sempre partecipato agli Open Day dell’Istituto “Martinetti”, durante il periodo dell’Orientamento. Questa è un’occasione importante e rivela come l’IRC ben si inserisca nei percorsi dei diversi indirizzi, offrendo una preparazione di base comune e approfondimenti specifici; inoltre è il segno di una bella collaborazione interdisciplinare.

Quest’anno, anche se siamo tornate a lavorare a distanza con la Didattica Digitale Integrata, non abbiamo voluto mancare all’abituale appuntamento e abbiamo preparato un video di sintesi delle nostre attività. Ecco quindi tanti buoni motivi per iscriversi al nostro Istituto e scegliere di avvalersi dell’ora di Religione!

Leggi anche: L’ORA DI RELIGIONE A SCUOLA 

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lunedì 21 settembre 2020

PORTA PIA

In queste giornate calde di fine estate, ricorre una data storica per il Risorgimento italiano “La breccia di Porta Pia”, la presa di Roma che sancì l’annessione di Roma al regno d’Italia. Il 20 settembre 1870 avvenne la presa e la fine dello Stato Pontificio, festa nazionale fino al 1930, quando fu abolito a seguito della firma dei Patti Lateranensi. Camillo Benso, conte di Cavour dichiarò il suo intento già al primo discorso come Ministro. Il  principio era quello della "libertà assoluta della Chiesa" cioè la libertà di coscienza, assicurando ai cattolici l'indipendenza del pontefice dal potere civile. 

Poco dopo Cavour affermò in parlamento che riteneva «necessaria Roma all'Italia» e che prima o poi Roma sarebbe stata la capitale, ma che per far questo era necessario il consenso della Francia. Sperava che l'Europa tutta sarebbe stata convinta dell'importanza della separazione tra potere spirituale e potere temporale e quindi riaffermò il principio di “libera Chiesa in libero Stato”.

Particolare di questa vicenda è il capitano Giacomo Segre (1839-1894 sepolto a Chieri nella zona ebraica): quel giorno, aveva 31 anni, comandava la V batteria pesante del IX reggimento di artiglieria.  Alle 5.20 del fatidico 20 settembre 1870, ordina d’aprire il fuoco contro Porta Pia. Subito dopo sparano anche la II e l’VIII batteria del VII reggimento, dirette dai capitani Buttafuochi e Malpassuti. I loro 888 colpi creano la breccia da cui i bersaglieri irrompono nella capitale dei papi, trasformandola in quella dell’Italia Unita.

Segre spara per primo, una storia poco nota, proprio per la scomunica di Pio IX: a lui non interessava molto, perché era un ebreo. Come del resto interessava poco anche a Nino Bixio, noto «mangiapreti» attestato sul Gianicolo, a tre miglia da Porta San Pancrazio: e infatti apre pure lui il fuoco. Ma il primo colpo verso il tratto di mura tra Porta Pia e Porta Salara, dove verrà aperta una breccia di 30 metri attraverso cui passano i bersaglieri, è stato di un capitano ebreo: forse, proprio in quanto tale. Era il nonno materno dello storico Paolo Alatri, il quale ricordava: «In seguito, fece un po’ di carriera; divenne colonnello, ma non andò oltre, perché morì giovane».  Aveva 55 anni.

Una curiosità è che tra i partecipanti all'evento vi fu anche lo scrittore e giornalista Edmondo de Amicis, all'epoca ufficiale dell'esercito italiano che ha lasciato una particolareggiata descrizione dell'evento nel libro Le tre capitali:

«[...] La porta Pia era tutta sfracellata; la sola immagine della Madonna, che le sorge dietro, era rimasta intatta; le statue a destra e a sinistra non avevano più testa; il suolo intorno era sparso di mucchi di terra; di materasse fumanti, di berretti di Zuavi, d'armi, di travi, di sassi. Per la breccia vicina entravano rapidamente i nostri reggimenti. [...]» 

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Torino, Parlamento del Regno d'Italia. Qui vennero firmati importanti documenti, come lo Statuto Albertino nel 1848 e il trasferimento della Capitale.

Torino, Museo del Risorgimento, Telaio per la Bandiera d'Italia.