lunedì 6 aprile 2020

RELIGIONS FOR PEACE (RELIGIONI PER LA PACE)


Tra gli argomenti affrontati in questi giorni di didattica a distanza trova un posto speciale quello dedicato alla pace e all’impegno delle religioni per un mondo più solidale. E’ il caso, per esempio, del movimento Religions for Peace International attivo dal 1970. Costituito da rappresentanti di molte religioni e di diversa provenienza, conta tra i testimonials nientemeno che Papa Francesco, Kofi Annan e Ban Ki-moon (che hanno ricoperto la carica di Segretario Generale ONU rispettivamente dal 1997 al 2006 e dal 2007 al 2016).
La visione è quella di un mondo in cui le comunità religiose si impegnino nella cooperazione per la pace, non solo attraverso la preghiera, ma anche l’azione solidale a livello locale, nazionale e internazionale, nel rispetto delle differenze religiose.
Lo scorso mercoledì 1 aprile, i componenti del movimento si sono riuniti in videoconferenza streaming per un incontro interreligioso di speranza e solidarietà per questo tempo difficile di pandemia e quarantena, ovvero “Religions for Peace's Interfaith Moment of Hope & Solidarity in the time of COVID-19”.
Ecco l’impegno finale dei partecipanti:

IMPEGNO INTERRELIGIOSO CONDIVISO
Unito dalla speranza con l’intera famiglia umana e guidato dai valori della mia tradizione, io mi impegno sia alla preghiera che all’azione nel tempo della pandemia COVID-19.
Io mi impegno a essere fonte di pace e di conforto per tutte le persone in questi tempi preoccupanti.
Io mi impegno a supportare coloro che sono in prima linea in questa pandemia, tenendo al sicuro me stesso, la mia famiglia e la mia comunità, al meglio delle mie capacità.
Io mi impegno a rispettare il valore della conoscenza scientifica e il buonsenso nella prevenzione, cura, trattamento e supporto, anche come parte del mio obbligo spirituale a prendermi cura di tutti gli esseri viventi.
Io mi impegno a proteggere e sostenere i diritti e la dignità dei più vulnerabili tra noi, inclusi coloro che hanno sperimentato la discriminazione.
Nella solidarietà con l’intera famiglia umana, io mi impegno ad utilizzare questo momento per approfondire la mia comprensione della nostra innata interconnessione e per rinnovare il mio impegno interreligioso per un mondo dove nessuno sia lasciato indietro.

La slide in lingua inglese è stata proiettata durante le videolezioni e tradotta insieme dagli studenti partecipanti.

Con questo impegno, che può valere sicuramente per tutti, auguriamo di cuore una buona Settimana Santa e una Santa Pasqua serena, nella speranza che questo possa essere non solo un tempo di paure ma anche di crescita interiore e di riscoperta della bellezza delle piccole cose.

L'ulivo della pace

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domenica 22 marzo 2020

COME VA LA SCUOLA AI TEMPI DEL CORONAVIRUS


Eccoci! In questo periodo di cambiamenti e di difficoltà anche noi abbiamo dovuto riorganizzarci. La scuola è sospesa, è vero, ma le attività continuano in modo diverso. Dopo un periodo di smarrimento, seguito da lavoro intenso per ripartire, abbiamo ripreso con la cosiddetta D.A.D., ovvero DIDATTICA A DISTANZA. Le lezioni sono diventate videolezioni, con il collegamento su Meet e la partecipazione alle classi virtuali di Classroom. Abbiamo così caricato alcuni materiali e segnalato link, anche da questo blog, per permettere agli alunni di apprendere secondo un percorso preciso e adatto, seppur ridotto.
Fa effetto rivedere i ragazzi in condizioni di lontananza forzata e sentire le loro voci, anche se con mezzi poco usuali. E meno male che oggi abbiamo questa “santa” tecnologia, che ci permette di restare in contatto: se rete dev’essere, che rete sia!
Ci salutiamo per ora, con le frasi di due alunne (Sara e Desirée) che hanno scritto su Classroom: “Salve professoressa la ringrazio molto per il video e l’immagine. Speriamo di rivederla presto”. “Grazie mille professoressa, la ringraziamo molto sia per il video che per l’immagine. Speriamo di tornare presto tra i banchi di scuola. Abbassiamo il virus!”
Sì, abbassiamo il virus e viva la scuola!



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sabato 29 febbraio 2020

PIERO MARTINETTI, GIUSTO DELL’UMANITA’


Il 6 marzo si celebra la “Giornata europea dei Giusti dell’umanità”, istituita dal Parlamento italiano nel 2017, dedicata a tutti coloro che si sono impegnati nella difesa dei diritti umani e hanno sostenuto la dignità delle persone contro le discriminazioni e i totalitarismi. Tra questi è doveroso ricordare Piero Martinetti, al quale è intitolato il nostro Istituto: fu l’unico filosofo tra i professori universitari a rifiutare di prestare giuramento al regime fascista nel 1931, decisione presa seguendo l’ “imperativo categorico della coscienza”, come scrisse nella lettera all’allora Ministro dell’Istruzione.



Tra le sue opere vogliamo ricordare Breviario spirituale, di cui abbiamo già riportato una citazione, e Gesù Cristo e il Cristianesimo, condannata e posta all’Indice dei libri proibiti dalla Chiesa, nella quale Martinetti considera Gesù come l’ultimo dei profeti ebrei e riduce il Cristianesimo ad un sistema etico.
Ecco, tuttavia, alcune righe interessanti: 

L’anima nostra è naturalmente cristiana perché il Cristianesimo è la grande corrente spirituale che ci ha formati; le grandi verità immutabili che esso, attraverso tutte le sue degenerazioni, ci ha tramandato, sono ancora oggi in fondo a tutte le aspirazioni della nostra età travagliata. Ora l’incarnazione più caratteristica e più alta di questa tradizione è ancora sempre Gesù Cristo. Le apparizioni ai discepoli possono essere state la causa occasionale della fondazione del Cristianesimo: ma la causa vera è stata l’azione spirituale della sua personalità e della sua predicazione. Quest’umile galileo che visse sempre tra gli umili e non conobbe nessuna delle grandezze umane ha lasciato parole che oggi ancora turbano l’anima nostra fino in fondo, parole che sono state la meditazione degli spiriti più santi e che hanno confortato schiere di martiri che sono morti nel suo nome.
(da Gesù Cristo e il Cristianesimo)

Tantissimi i nomi dei Giusti dell’umanità, reperibili al sito dedicato
Ne vogliamo citare uno per tutti, a noi molto caro: Don Pino Puglisi.

Per leggere l’altra citazione di Piero Martinetti clicca qui.
Per sapere qualcosa di Don Pino Puglisi clicca qui.
Se vuoi leggere qualche notizia su Caluso e sul nostro Istituto clicca qui. 

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domenica 23 febbraio 2020

“LA CROCIFISSIONE BIANCA” L’OPERA CARA A PAPA FRANCESCO

Nell’affrontare la “Giornata della Memoria” e la “Giornata del Ricordo”, spesso nelle classi si portano come esempio le opere d’arte o libri particolarmente significativi.
E’ il caso dell’opera d’arte di Chagall “La crocifissione bianca” e il libro di C. Potok “Il mio nome è Asher Lev”.
Marc Chagall, che era nato nel 1887 in Bielorussia, a Vitebsk, e apparteneva a una famiglia ebrea ben inserita nella locale comunità chassidica, dipinse la tela nel 1938 a Parigi, dove risiedeva da tempo con la famiglia. L’Europa stava vivendo uno dei momenti più bui e tragici della sua storia: Hitler avrebbe invaso la Polonia l’anno seguente e per gli ebrei era iniziato il tempo del dolore: risale proprio all’autunno del ‘38 la “Notte dei Cristalli”, un evento che segnò l’inizio della fase più violenta della persecuzione antisemita condotta dal nazismo. 
L’ebreo Chagall si serve della teologia cristiana per raccontare i patimenti del suo popolo».
La Crocifissione bianca è un dipinto dai colori vivi, che mostra l’influenza esercitata sul pittore dai surrealisti; un dipinto dallo stile onirico caro a Chagall, prediligeva i contrasti, i paradossi, era un artista profondamente ebreo.
Al centro dell’opera spicca il grande crocifisso raggiunto da una luce bianchissima e divina che proviene dall’alto: Cristo, con il volto reclinato e gli occhi chiusi, pare dormire. Il ventre è cinto non dal perizoma ma dallo scialle rituale della preghiera, il tallit, mentre ai Suoi piedi arde la menorah, il candelabro ebraico. Una corona dolente e disperata si muove intorno a Lui: un susseguirsi di scene di violenza, distruzione, dolore. Una sinagoga è avvolta dal fuoco appiccato da un uomo in divisa e stivali neri, un nazista; una madre spaventata fugge stringendo a sé il figlio, mentre un ebreo scappa portando in salvo la Torah e un altro attraversa le fiamme che si sprigionano da un altro rotolo. Un vecchio, con una targa bianca appesa al collo, si mostra umiliato e vulnerabile. Uomini stremati su una piccola barca chiedono aiuto agitando le braccia; soldati dell’armata rossa avanzano con le loro bandiere mentre le case capovolte di un villaggio mostrano la devastazione dei pogrom. In alto, quasi come angeli, quattro figure dolenti piangono alla vista di tutto questo dolore.
Nella Crocifissione bianca Chagall ha scelto il grande emblema dell’Occidente cristiano, il crocifisso, per raccontare le terribili sofferenze patite dal suo popolo: l’ebreo Gesù, inchiodato sulla croce, ne diventa il simbolo. Per l’artista, che non era cristiano e non considerava Gesù figlio di Dio, Cristo rappresenta il martire ebreo di ogni epoca, la vittima innocente della prevaricazione e della violenza.
Avendo letto anche i Vangeli, il pittore comprende che Gesù ricapitola in sé la perfezione di ciò che nell’Antico Testamento si dice a proposito della compassione, dell’umanità profonda, della capacità di sacrificio proprie dell’autentico uomo di fede. 
Chagall conosceva bene la storia dell’arte cristiana e la scelta di ritrarre Gesù addormentato quasi dolcemente sulla croce, che non grida e sembra entrare nella pace, Cristo dormiente sulla croce, in somno crucis, in attesa di essere risvegliato il mattino di Pasqua. Alcuni artisti sostengono che l’intenzione di Chagall sia stata quella di ritrarre Gesù addormentato come se volesse in qualche modo cercare un senso all’atroce sofferenza del popolo eletto.
Quando fu chiesto a Papa Francesco quale fosse la sua opera d’arte preferita, rispose indicando la Crocifissione bianca di Marc Chagall, un’opera che non “è crudele, ma ricca di speranza e mostra un dolore pieno di serenità” (diceva in una catechesi).

Invece un testo prezioso esempio di vita ebraica è nella storia del protagonista, Asher Lev, è un bambino ebreo chassidico di Brooklyn. L’autore Chaim Potok descrive il bambino con uno straordinario dono per la pittura, che si scontra con la cultura ebraica e le sue tradizioni. Diventa comunque allievo di uno scultore ebreo non osservante e viaggia in Europa per conoscere le grandi opere d’arte. La sua arte lo porta a confrontarsi con il tema della Crocifissione provocando la rottura con il suo ambiente di origine. Il romanzo affronta il tema del rapporto tra fede e tradizione e il mondo contemporaneo.

Un’immagine ispirata alla Crocifissione bianca di Chagall e alla Crocifissione di Brooklyn di Potok, con una citazione proprio dal romanzo “Il mio nome è Asher Lev”.
Un’immagine ispirata alla Crocifissione bianca di Chagall e alla Crocifissione di Brooklyn di Potok, con una citazione proprio dal romanzo “Il mio nome è Asher Lev”.


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domenica 9 febbraio 2020

MAI PIÙ UN BANCO VUOTO ovvero UN NODO BLU CONTRO LE PREVARICAZIONI

Il giorno 7 febbraio ricorre la “Giornata internazionale sul bullismo e cyberbullismo” e l’ 11 febbraio invece la giornata “Safer Internet Day”. In questi due momenti il nostro Istituto si è attivato per sensibilizzare gli studenti attraverso la proiezione, sui monitor del piano terra, di video di Generazioni Connesse e un’installazione semplice con i nodi blu, simbolo delle giornate.



I ragazzi del Consiglio d’Istituto hanno richiesto un corso di formazione fra pari con l’esperta dell’istituto, la dott.ssa C. Giordana, psicologa e psicoterapeuta. I ragazzi interessati, 12 alunni del triennio, nella giornata del 7 febbraio hanno toccato anche i temi della prevaricazione e violenza. In questo modo gli alunni possono cogliere i segnali di disagio all’interno della scuola.

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domenica 19 gennaio 2020

IN PREVISIONE DEL GIORNO DELLA MEMORIA


In preparazione al prossimo Giorno della Memoria (27 gennaio), sono diversi i percorsi affrontati nelle classi durante l’ora di Religione. Oggi ne vogliamo segnalare alcuni, tra quelli proposti agli alunni, che possono costituire suggerimenti per ulteriori approfondimenti.
LE PIETRE D’INCIAMPO: cubetti di porfido, sulla cui superficie d’ottone è inciso il nome di una vittima con la data di deportazione. Vengono collocate in diverse città davanti alla loro ultima abitazione e costituiscono un vero e proprio museo diffuso. Si tratta di un’iniziativa ideata e realizzata dall’artista tedesco Gunter Demnig.
IL MUSEO YAD VASHEM E IL GIARDINO DEI GIUSTI A GERUSALEMME: il Museo, dove arde un fuoco perenne,  è dedicato alla memoria delle vittime della Shoah; tutt’intorno, un immenso giardino ospita gli alberi dedicati ai “Giusti tra le Nazioni” ovvero coloro che rischiarono la propria vita  per salvare quella degli ebrei dal genocidio nazista. Tra questi ricordiamo sicuramente Oskar Schindler, il campione di ciclismo Gino Bartali e Carlo Angela, nonno del giornalista e divulgatore scientifico Alberto Angela.
IL LIBRO “IL GIRASOLE” DI SIMON WIESENTHAL: il racconto di un episodio accaduto all’autore durante il periodo di prigionia nel 1942. Riportiamo qui alcune righe, tratte dalla lettera di presentazione che Wiesenthal scrisse inviando il racconto a 47 testimoni ed intellettuali, che colpiscono profondamente e interpellano la coscienza di ciascuno di noi.
Egregio signore,
nel giugno del 1942, a Leopoli, in circostanze insolite, una giovane SS che stava per morire mi confessò i suoi delitti. Voleva morire in pace, mi disse, dopo avere ottenuto il perdono da un ebreo. Ritenni di doverglielo rifiutare. Ne discussi poi a lungo con i miei compagni di deportazione, e, finita la guerra, andai a trovare la madre del giovane nazista, ma non trovai il coraggio di rivelarle la verità su suo figlio.
Questa vicenda continuava a tormentarmi. Così decisi di fissarla per iscritto, e alla fine del mio racconto rivolgo la domanda che ancora oggi merita una risposta, per il suo significato politico, filosofico e religioso: ho avuto ragione o torto negando il perdono?”


Per approfondimenti su letture e musiche per il Giorno della Memoria e sulle Pietre d’Inciampo:

Per approfondimenti sul Museo Yad Vashem e Gino Bartali:

Per approfondimenti sui Luoghi della Memoria:

Per approfondimenti sul rapporto tra Chiesa ed Ebrei:

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venerdì 3 gennaio 2020

IL PRESEPE GIGANTE DI MARCHETTO


Tra gli approfondimenti fatti con le classi, alcuni riguardano luoghi e particolarità del territorio. Uno piuttosto affascinante da visitare in questo periodo è il Presepe Gigante di Marchetto, comune di Mosso, in provincia di Biella. Nato nel 1980, è uno tra i presepi più grandi d’Italia: è costituito, infatti, da 200 figure a grandezza naturale distribuite lungo tutto il centro storico, nella ricostruzione di scene di vita quotidiana. Ecco allora gli incontri in piazza, i panni stesi, il fornaio e il farmacista, la taverna, la maestra con i bambini, i giochi, in un percorso che giunge infine alla contemplazione della Natività con l’insolita Madonna coricata. L’itinerario da seguire è indicato da Gelindo, il tradizionale pastore con la pecorella sulle spalle, collocato nei diversi punti numerati.
Una curiosità: molte figure sono fatte a immagine e somiglianza degli abitanti del paese!
Per questa edizione, il presepe sarà visitabile fino al prossimo 12 gennaio.






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